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Simone Stifani: «No, la disabilità non è un dono di Dio e vi spiego perché»
Articolo originale in Inglese

Simone Stifani: «No, la disabilità non è un dono di Dio e vi spiego perché»

Simone Stifani, giornalista in carrozzina dalla nascita, contesta l’idea comune che la disabilità sia un dono o una vocazione divina. Attraverso il suo libro scritto con Luciano Manicardi, Stifani invita a smettere di considerare le persone disabili come predestinate o sante portatrici di sofferenza. Egli sottolinea come questa visione derivi da un’immagine di Dio falsata, trascurando il limite umano incarnato in Gesù. La vita di una persona disabile non si deve ridurre alla sua condizione, ma va riconosciuta come un dono salvifico nella sua interezza, esortando a guardare alla disabilità come parte della complessità umana piuttosto che come una missione spirituale.

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EnglishSimone Stifani: “No, Disability Is Not a Gift From God and I’ll Explain Why”

Simone Stifani: “No, Disability Is Not a Gift From God and I’ll Explain Why”

Simone Stifani, a journalist who has used a wheelchair since birth, challenges the common belief that disability is a divine gift or vocation. In his book co-written with Luciano Manicardi, Stifani urges people to stop viewing disabled individuals as chosen or saintly bearers of suffering. He emphasizes that this perspective stems from a distorted image of God, overlooking the human limitation embodied in Jesus. A disabled person’s life should not be reduced to their disability but acknowledged as a salvific gift in its entirety, encouraging a view of disability as part of human complexity rather than a spiritual calling.

EspañolSimone Stifani: «No, la discapacidad no es un don de Dios y les explico por qué»

Simone Stifani: «No, la discapacidad no es un don de Dios y les explico por qué»

Simone Stifani, periodista que usa silla de ruedas desde su nacimiento, cuestiona la creencia común de que la discapacidad es un don o vocación divina. En su libro coescrito con Luciano Manicardi, Stifani invita a dejar de ver a las personas con discapacidad como elegidas o santas portadoras de sufrimiento. Él subraya que esta visión proviene de una imagen distorsionada de Dios, que pasa por alto el límite humano encarnado en Jesús. La vida de una persona con discapacidad no debe reducirse a su condición, sino reconocerse como un don salvífico en su totalidad, promoviendo la concepción de la discapacidad como parte de la complejidad humana y no como una misión espiritual.

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