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Op/Ed

verso una chiesa inclusiva e partecipativa

Le recenti riflessioni di cattolici con disabilità, condivise in preparazione alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 2025, segnano un momento decisivo per la Chiesa nella comprensione e incarnazione della vera inclusione. Sotto il pontificato di Papa Leone XIV, erede dell’impegno di Papa Francesco, emerge con forza la necessità di superare il paradigma assistenzialista: non si tratta più di offrire solo sostegno o accoglienza passiva, ma di promuovere la piena partecipazione dei disabili nella vita ecclesiale, riconoscendo loro dignità e capacità apostoliche. Questa trasformazione è radicata nella dottrina sociale della Chiesa, che richiama il valore intrinseco di ogni persona, creata a immagine di Dio, e la vocazione all’unità di un popolo che non conosce divisioni «noi e loro». La Chiesa non è una struttura da proteggere attraverso una falsa gentilezza o paternalismo, ma una comunità vivente in cui la fragilità diventa fonte di ricchezza spirituale e forza missionaria. Le testimonianze raccolte e l’esperienza quotidiana mostrano che l’accessibilità non riguarda soltanto rampe o strutture, ma una cultura ecclesiale che abbraccia tutte le differenze, inclusi i bisogni invisibili delle neurodivergenze. Superare barriere significa anche sviluppare ministeri specifici, educazione adattiva e sensibilità pastorali che consentano a tutti di partecipare attivamente, portando i propri doni al corpo di Cristo. In questa prospettiva, la Chiesa avanza verso un ’noi’ rinnovato, fondato sulla condivisione autentica, la giustizia e la fraternità. L’orizzonte è chiaro: una comunità che riconosce e celebra la diversità delle sue membra, amplificando così la sua missione universale.

Questo editoriale è stato generato con l'ausilio dell'intelligenza artificiale.