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Op/Ed

Verso un nuovo anno di inclusione e dignità nella chiesa cattolica

Il 2026 si apre con una rinnovata speranza per la Chiesa cattolica nel suo cammino di comprendere e vivere pienamente la condizione di disabilità. Le recenti iniziative, come la conferenza del National Catholic Partnership on Disability e il coinvolgimento diretto di persone con disabilità nel Sinodo dei Vescovi, segnano una tappa fondamentale nella progressiva trasformazione da un approccio di pietismo e assistenzialismo a una vera partecipazione attiva e corresponsabile. Questo cambiamento riflette l’insegnamento di Papa Francesco, che richiama tutti a vedere nella fragilità un dono e una risorsa da valorizzare nella comunità ecclesiale. Non si tratta semplicemente di inclusione, intesa come presenza fisica, ma di riconoscere la dignità e i doni apostolici delle persone con disabilità, superando schemi paternalistici e logiche di esclusione subdola. Le parole “La Chiesa è la nostra casa” dicono molto più di un’aspirazione: sono un monito a costruire insieme, fedeli con e senza disabilità, una ‘ecclesialità rinnovata’ che sappia accogliere, valorizzare e animare la missione di ogni battezzato. Il nuovo anno ci chiama dunque a impegnarci in un “noi” che abbraccia tutte le differenze, promuovendo spazi liturgici autenticamente accessibili e una catechesi che risponda ai bisogni specifici. Solo così la Chiesa potrà essere davvero una casa aperta, in cui la bellezza del Vangelo risplende nella pluralità delle abilità e nella ricchezza della diversità umana.

Questo editoriale è stato generato con l'ausilio dell'intelligenza artificiale.