Disabilità e incarnazione: una sfida alla partecipazione attiva nella chiesa
Nel tempo di Natale, la riflessione sulla disabilità assume una profondità particolare se la si collega all’incarnazione di Cristo. La teologia tradizionale ha spesso associato l’immagine di Dio a capacità fisiche e mentali ideali, escludendo così molte persone con disabilità. Oggi, però, la Chiesa avanza verso una comprensione più inclusiva: la disabilità non è un limite o una diversità da sopportare, ma parte integrante della condizione umana, inscritta perfino nelle ferite di Cristo. Questa consapevolezza ci invita a superare una lettura assistenzialista e pietistica, che troppo spesso ha relegato le persone con disabilità a un ruolo passivo o marginale. Papa Francesco e il recente documento sinodale ci chiedono di riconoscere le capacità apostoliche di tutti i battezzati, valorizzando l’enorme ricchezza umana e spirituale portata da chi vive la fragilità. La vera sfida natalizia per la comunità ecclesiale è dunque costruire un «noi» inclusivo, che abbatta i muri tra persone con e senza disabilità ed eviti ogni paternalismo. Solo così, nella partecipazione attiva e corresponsabile, la Chiesa può essere veramente casa per tutti.
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